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Il famoso uppercut di Giorgio Petrosyan -7413.jpg

ONE CHAMPIONSHIP: e ‘’the Doctor’’ è ancora più grande.

ONE CHAMPIONSHIP: e ‘’the Doctor’’ è ancora più grande.

12 novembre 2018

 

di Carlo Di Blasi.

 

Quando sono stato per la prima volta ad un gala di ONE Championship sono rimasto senza parole. E non è cosa da poco per uno come me che è stato al K1 World Max a Tokio ai tempi d’oro. Il presidente di Bellator mi ha soprannominato ‘’ the Survivor’’ (il superstite trad.) perché sono sopravvissuto a tutte le più grandi promotion quando, con il loro crollo hanno trascinato nel baratro molti colleghi. Non parlo solo di K1 ma anche del famoso ‘’It’s showtime’’ che mollammo due anni prima del crollo. Credo di aver sempre dimostrato ‘’fiuto’’ nel capire cosa andasse, e cosa no nel nostro mondo.

Non voglio ora sputare nel piatto in cui ho mangiato fino a pochi mesi fa, ma certo è che dopo aver visto ONE sono stato davvero folgorato.

 

FOLGORATO SULLA VIA DI SINGAPORE.

 

Se a Manila avevo capito che qualcosa di rivoluzionario stava succedendo, a Singapore ho visto la rivoluzione cambiare le dimensioni dei nostri sport visibilmente.

Un summit pari a quelli organizzati nella finanza o dalle grandi multinazionali si parava davanti ai miei occhi a Singapore

Stiamo parlando di un evento nell’evento che assomigliava al G8 del fighting gestito come uno show di MTV. Ma di questo parleremo in un pezzo dedicato, qui parliamo di Giorgio Petrosyan a ONE.

Accompagnato dal suo team di fedelissimi, composto dall’head coach Ermes Di Francesca, il suo medico personale e Chief Officer della nota Fight Clinic il Dottor Loris Pegoli e dal sottoscritto con Giorgio dal 2006, Giorgio Petrosyan si mostrava sereno e confidente. Glaciale oserei dire, il tipo di attitudine che ha fatto letteralmente sbarellare Chingis Allazov a Roma e che psicologicamente rende i suoi avversari nervosi ancor prima d’incrociare tibie e pugni sul ring.

Alla conferenza stampa Giorgio si presentava elegantissimo contro il campione Thai del Lumpini Sorgraw che indossava una maglia di Calcio improbabile…

Poi arrivava il giorno del match.

 

THE DAY.

 

 Il giorno del match arrivava anticipato da tre giorni di controllo peso e test di reidratazione.

ONE Obbliga gli atleti a mantenere il peso concordato sempre, anche prima della gara, così come verifica che non si disidratino eccessivamente per farlo. 

In sintesi, gli atleti combattono davvero al loro peso naturale garantendo equità di match e soprattutto, piena energia.

All’entrata nell’arena di Singapore ad attendere Giorgio oltre 10.000 spettatori acclamanti il suo nome.

Sorgraw lo attendeva apparentemente tranquillo e gelido. Il match si disputava nella fight code rules, in gabbia però…Prima volta assoluta per Giorgio….

Il match è andato in streaming gratuito sull’app di One per cui ne parliamo in breve e poi lasciamo sia Giorgio a raccontarlo.

 

NESSUNA PIETA’.

 

‘’No mercy’’ (trad. nessuna pietà) questo il commento dei giornalisti in sala stampa. Giorgio non aspetta un secondo dal primo gong per attaccare Sorgraw. Giorgio chiude la distanza e lo martella con le mazze ferrate che ha al posto dei pugni. Alla fine, dopo una serie fulminante di pugni, tra cui un uppercut già storico immortalato in foto, Sorgraw cede e piega le gambe, ma la gabbia lo tiene in piedi e il gong lo salva. Gli altri due rounds registrano la supremazia di Giorgio con l’intervallo di middle kick del Thai molto pericolosi e potentissimi ma che non riescono mai a trovare il bersaglio. In sintesi, Giorgio surclassa il thai e vince ancora una volta portando l’Italia e i suoi sponsors, Leone sport, Stone Island ed Evolve Team sul tetto del mondo.

 

LA PAROLA AL DOTTORE

 

‘’Cosa devo dirti Carlo – ha detto Giorgio a fine match – L’analisi dei match fatta con Ermes è stata perfetta. Sorgraw ha fatto esattamente ciò che ci aspettavamo e tutto il match è stato come programmato in allenamento. Gli uppercut erano parte della strategia e sono entrati tutti, soprattutto il primo. Peccato che la gabbia lo abbia tenuto in piedi, se no il K.O ci sarebbe stato. Devo aggiungere che l’esperienza della gabbia è stata davvero unica.

È difficile sai. Non hai mai gioco di corde e se finisci a muro non scappi. L’unico problema è che io ho l’abitudine di tirare low kick in conclusione di azione all’avversario all’angolo e ciò non è possibile in gabbia, perché rischi di calciare con il piede contro la rete e di romperti le dita dei piedi. Comunque, bella esperienza una volta capito il sistema. Ora mi concentro sul prossimo avversario a Petrosyan Mania il 16 Febbraio al Pala Candy di Monza. La prossima volta poi mi piacerebbe combattere per il titolo di ONE, ma in Italia. Il presidente di ONE (Chatri Sityodtong Ndr) me lo ha promesso’’

 

E QUINDI…

 

La storia continua Giorgio: in pista per la sua prossima difesa del titolo ISKA a Monza, mentre noi alla costruzione del più grande Oktagon della nostra storia, tante e tante prossime avventure per i nostri ragazzi di cui ricordiamo Armen Petrosyan a Manila e Musta Haida a Gennaio prossimo.

 

Categoria: Oktagon - Notizie




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